11 Settembre 2001 – Vittime simulate?

11 Settembre 2001 – Alcune stranezze riguardanti le vittime all’interno delle Torri

Nel post 11 Settembre 2001 – I parenti delle vittime”, è stato fatto notare che, nonostante ci siano state centinaia di denunce nei confronti di poliziotti e pompieri falsi invalidi che hanno utilizzato la tragedia dell’11 settembre 2001 come scusa per giustificare le (finte) malattie professionali, delle 266 persone che ci hanno detto essere morte poiché a bordo degli aerei coinvolti negli attentati, solo i parenti di 11 vittime hanno fatto domanda per il Fondo Monetario di Compensazione.

Si sono scoperti finti sopravvissuti agli attentati, come Tania Head o come Steve Rannazzisi che si è costruito una carriera raccontando di essersi salvato per un soffio dal crollo delle Torri Gemelle e, in realtà, nelle Torri non ci è mai entrato ma solamente il 21% delle vittime dei voli si trova nel “Social Security Death Index”, l’Indice di Mortalità di Previdenza Sociale, sito indipendente ed autonomo non affiliato alla Previdenza Sociale.

Per quanto riguarda le vittime delle Torri, basti pensare che, ad oggi, lo sforzo forense è riuscito ad identificarne un migliaio circa, dichiarando concluso il lavoro di riconoscimento delle identità ormai da diversi anni.

Chi sono coloro che avrebbero perso la vita all’interno delle Torri?VittimeDanny Pesce: “cocco di mamma” con “uno stile di vita ascetico”, “teneva tutto per se” e, al di fuori della sua famiglia, sembra conoscesse solamente una tale Melissa L. Reynolds, agganciata su una chat room;

Sandra Jolane Conaty Brace: sessantenne, impiegata presso la Marsh & McLennan Companies, Inc.” dall’età di 54 anni, figlia di due dipendenti nel comparto della difesa della Boeing, col primo ex marito impiegato presso l’Air Force USA;

Brett Owen Freiman: non lavorava all’interno del complesso del World Trade Center e non si è mai capito perché fosse lì quel giorno.

Michelle Renee Bratton: laureata in Storia, abile sommozzatrice, aveva come sogno quello di fare l’insegnante di tuffi e, nel frattempo, prestava servizio presso la Cantor Fitzgerald, società di brokeraggio e servizi finanziari.

Nel 2001, il grande pubblico non aveva molta familiarità con le tecnologie di morphing dei volti umani ma oggi esistono software scaricabili gratuitamente che permettono di trasformare con facilità un volto in un altro, senza che siano necessarie particolari capacità tecniche.

Qualche tempo fa è uscito un interessante articolo intitolato Queste persone non sono mai esistite. Le ha partorite l’intelligenza artificiale, in cui si esalta la tecnologia sviluppata dal produttore di chip statunitense Nvidia, che, perfezionando un algoritmo che sfrutta una tecnica battezzata Gan, che sta per “Generative adversarial network”, riesce a generare scatti estremamente realistici di persone inesistenti.
Come modello dimostrativo, Nvidia ha sviluppato una soluzione che attinge a un database di oltre 30mila scatti di persone famose come attori e cantanti per produrre immagini di persone inesistenti ma del tutto credibili.
La novità è che non si tratta di un lavoro d’inventiva umano né di sofisticazioni grafiche manuali ma del risultato che due reti neurali, messe a confronto l’una con l’altra, hanno ritenuto più verosimile in un confronto continuo fra di loro. Una funziona come un algoritmo generativo, l’altra ne mette in discussione i risultati, spingendo a un miglioramento dell’esito finale.

Le vittime dell’11 settembre 2001 potrebbero essere state create e moltiplicate utilizzando una simile tecnologia?

Casi come quello relativo ad Honor Elizabeth Wainio sembrano avallare questa tesi.

Nico ForconiControInformo

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